HOMELAND, IL FILM DI SIMONE PIZZI

Racconto dell’emergenza COVID con gli occhi dei volontari

 

GUARDA IL VIDEO COMPLETO

Nel cuore di Croce Rossa raccontando i primi mesi di pandemia

 

Nessuno avrebbe mai immaginato lo stravolgimento delle nostre vite come è accaduto nell’ultimo anno. Da quel 22 febbraio niente è come prima. I mesi primaverili soprattutto, sono stati una messa alla prova continua, una lotta contro qualcosa di ignoto, qualcosa di invisibile che ci ha colpito silenziosamente.

In occasione dello scoppio della pandemia in Italia, presenteremo online, un documentario realizzato dal regista Simone Pizzi di Habanero grazie alla preziosa collaborazione del Comitato CRI di Lodi. In circa mezzora di filmato, noi volontari, ci possiamo ritrovare, in situazioni, emozioni, parole che abbiamo condiviso e provato in prima persona. Necessità che cambiavano nel giro di poche ore, così come continui nuovi protocolli da seguire: in ambulanza in due invece che con il solito equipaggio da tre per ridurre il più possibile il contagio, una vestizione accurata e del tutto insolita, sanificazioni dei mezzi continue e meticolose. E poi, tute, mascherine, visiere, guanti, disinfettanti… Ogni gesto, ogni tocco ad oggetti o persone venivano calibrati e misurati. Il contatto con i pazienti, anche solo una stretta di mano, doveva essere controllato. Un dialogo che da fisico si è tramutato in sguardi, a volte offuscati dalle visiere appannate o da mascherine ingombranti. La vestizione ha implicato, anche nelle nostre stesse sedi, modifiche agli ambienti, dispositivi di protezione individuale moltiplicati all’infinito rispetto al solito. La fatica a respirare, a parlare, a muoversi con quella armatura in tessuto ha reso tutto ancor più difficile, ma niente ha mai tolto il sorriso verso chi ne aveva bisogno, verso chi si vedeva allontanato dalla propria casa, dai propri cari, dalla propria vita. Il dopo servizio, il rientro in sede, quando era possibile, la fase di recupero, sono stati per mesi i momenti dello scambio di emozioni, di sfoghi, di cadute e di rialzi, di prese di coscienza. Questo è stato possibile solo condividendo paure e sofferenze.

I volontari hanno avuto paura…tanta, ma non si sono mai arresi.

Ho sentito raccontare e poi ho potuto vedere direttamente, una grande collaborazione tra i volontari – commenta Simone Pizzi – tra gli operatori delle ambulanze. Mi ha colpito il cambiamento nei loro rapporti; se prima ognuno svolgeva il proprio turno avendo poi vite parallele, questa situazione globale li ha avvicinati molto, ha permesso loro di conoscersi più a fondo e trascorrere più tempo insieme collaborando e guardando allo stesso obiettivo”. Non solo. Le immagini di Croce Rossa che hanno colmato i tg, le pagine dei giornali, i social, hanno raccontato quello che è davvero questo movimento, al di là del soccorso sanitario. “Nel mese di maggio, quando ho iniziato le riprese presso il Comitato di Lodi non sapendo bene che cosa sarebbero diventate – prosegue Pizzi – mi sono subito reso conto che era necessario andare oltre il problema sanitario seppur predominante. Ho concentrato l’attenzione sulle molteplici attività sociali messe in atto dal Comitato, alcune rinforzate, altre create per necessità. Credo che ogni Comitato nel suo piccolo abbia messo in campo forze ed energie per fronteggiare le nuove emergenze, dal servizio di consegna spesa, farmaci, supporto telefonico per le persone sole e ancor più sole nel periodo del lockdown”.

È cambiato il rapporto tra Croce Rossa e la popolazione. I volontari vengono a casa, per un aiuto, un supporto, un saluto. La presenza di CRI è stata capillare e l’enorme lavoro svolto è stato anche il frutto di una rete di solidarietà che si è creata nell’emergenza. Moltissime realtà ci hanno supportato con donazioni non solo in denaro, ma anche prodotti alimentari per i bisognosi, prodotti per l’igiene personale e molto altro. Il lavoro svolto da Pizzi ci racconta davvero, nella semplicità e nella spontaneità dei volontari, di persone che come altri si sono trovati sbalzati in una nuova dimensione in cui solo la responsabilità delle proprie azioni ha permesso di esserci, per chiunque, cambiando le proprie abitudini, i turni, i protocolli, con nuove emozioni e paure, ma esserci sempre.

(da www.cri.it/lombardia)